Chiesetta di Villa

” FERMATI O PELLEGRINO

E NON TI SIA GRAVE CHINAR IL CAPO E RECITAR UN’AVE “

Chiesetta di Villa

La chiesetta di Villa, dedicata alla Vergine Maria e i Santi martiri Gervasio e Protasio

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La scritta all’ingresso della chiesa e sopra riportata richiama e fa riflettere ogni passante. A Villa si giunge dalla strada agordina e si costeggia il complesso industriale della Luxottica. Lo stabilimento rappresenta la società che lavora e corre con gli orari, le scadenze, i ritmi sempre frenetici della modernità. L’uomo ha però bisogno anche di pace, di silenzio e di preghiera: la piccola chiesa, con l’ampia zona antistante di rispetto, può offrire lo spazio necessario per una pausa di riflessione e di dialogo con il Signore della nostra vita. Noi desideriamo pertanto che la Vergine Maria e i Santi martiri Gervasio e Protasio accolgano ancora per tanti anni i fedeli e che quella chiesa non rimanga solo memoria storica, ma luogo vivo di fede e di preghiera.

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Ω  RESTAURO CHIESETTA VILLA  Ω

Il restauro della chiesa di Villa è come un grande gesto d’affetto per il simbolo centrale dell’intera frazione, che soprattutto in questi ultimi decenni ha letteralmente cambiato volto. La chiesetta rimane l’unico riferimento per la storia stessa di Villa e le sue radici.

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Pre-Restauro:

Gli interventi alla chiesetta dei Ss. Gervasio e Protasio sono iniziati nel 2005, in concomitanza con la sistemazione di quella che sarebbe diventata la nuova piazza della frazione di Villa, si decise di intervenire sul perimetro esterno delle murature, sia per realizzare un nuovo marciapiede e un nuovo sagrato, che per limitare l’umidità di risalita che aveva danneggiato soprattutto il lato nord. I lavori vennero affidati quindi alla Ditta Vanz Srl, che già operava per la sistemazione della piazza. È stata quindi realizzata una trincea drenante lungo tutto il perimetro della chiesa, riempita con ghiaia e con un tubo grazie al quale si riesce a deviare il flusso d’acqua verso una caditoia. Al di sopra si è formato un marciapiede pavimentato in pietra di Castellavazzo. Si trattava di lasciar ‘respirare’ le murature, intrise di umidità, prima di procedere al recupero del manufatto.

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Restauro Chiesetta Villa

Chiesa in restauro

Alla Ditta Altinate S.n.c. di Feltre sono quindi stati commissionati i sondaggi stratigrafici per rilevare l’età degli intonaci e la presenza di eventuali affreschi o decorazioni sottostanti. Dall’esame accurato è risultato che quelli esterni sono stati rifatti quasi completamente nel corso degli ultimi lavori di innalzamento della copertura con costruzione del campaniletto, vale a dire nella prima metà del 1900. Internamente invece gli intonaci originali erano stati mantenuti fino alla linea di rialzo della copertura, raccordati e ridipinti in più riprese. Purtroppo, nessun affresco o dipinto, contrariamente a quanto riportato nelle note delle visite pastorali del 1600, è stato ritrovato.

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Di seguito venne quindi redatto il progetto di restauro della chiesa vera e propria, i cui lavori iniziarono nella tarda primavera 2005 ed affidati alla Ditta Riva Marco & C. S.n.c. di Feltre, specializzata nel recupero di intonaci di pregio.

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La copertura

Restauro chiesa di Villa

Tetto in restauro

La rimozione dei coppi ha evidenziato, oltre agli interventi riportati nei bollettini parrocchiali del 1928, altri e successivi rimaneggiamenti del manto. Le travi da una parte risultavano essere in pessime condizioni e sono quindi state sostituite con analoghe del periodo di inizio secolo recuperati in zona Altoatesina. La parte superiore della volta in arelle è stata pulita.

Lo stesso intervento è stato realizzato sopra la sacrestia e la grotta di Lourdes, sostituendo solamente una trave ormai non recuperabile.

Sopra l’abside invece l’età degli elementi era antecedente a quella del resto della copertura e il loro stato di conservazione era ottimo. È quindi bastato pulire le parti lignee sia della struttura che i telai di sostegno della volta in arelle, stendere una mano di protettivo e antitarlo.

Di seguito è stato fissato su tutte le falde un tavolato, su di esso è stata stesa una membrana impermeabilizzante e sopra i nuovi coppi e coppi originali a vista così da ottenere un aspetto il più possibile simile al precedente. Anche le lattonerie sono state realizzate in conformità alla vecchia struttura, rinunciando a quelle lungo la falda, utilizzando coppi fissati con malta di cemento. Nella stessa maniera sono state realizzate anche le falde del timpano e del campaniletto, sostituendo per omogeneità le tegole marsigliesi presenti in precedenza con coppi analoghi al resto della copertura.

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Muratura e intonaco esterni

Le superfici esterne sono state liberate dalle tinteggiature che si sono susseguite nel corso dei secoli, mettendo in luce gli intonaci più antichi. Esternamente l’aspetto di questi è piuttosto uniforme e coerente anche se suddiviso in due tipologie, una più antica per le murature dell’abside e del corpo centrale, databile attorno alla fine del 1700-inizi 1800, e una più recente per il corpo della sacrestia e della grotta a sud (primi del 1900). Lo zoccolo perimetrale è stato rimosso in quanto irrimediabilmente compromesso dall’umidità di risalita, da muffe e distacchi. È così stato possibile appurare che il corpo a est è stato realizzato successivamente, seppur di poco, a quello principale: le murature tra quest’ultimo e l’aula sono distaccate tra loro. L’abside originale, viste le dimensioni della chiesa e dell’arco trionfale all’interno, doveva essere molto simile a quella attuale.

 

Restauro chiesa di Villla

Sottotetto della chiesa

L’analisi delle tinteggiature esterne ha confermato quanto specificato nella relazione del restauratore, con una tinta originale (o comunque coeva agli intonaci rifatti nel 1700-1800) color ocra che poi è stata ripresa più volte schiarendo l’effetto generale. Ma l’intonaco più antico ritrovato è stato quello sotto la copertura della grotta di Lourdes, in corrispondenza della finestra a mezzaluna murata. Si ritiene quindi che inizialmente la chiesa fosse di un colore giallo piuttosto chiaro, che è stato ripreso su tutto l’esterno. La tinta delle fasce decorative intorno alle porte e alle finestre invece è stata alleggerita, in quanto si ritiene che il colore intenso fosse stato scelto per riprendere la tinta della pietra di Castellavazzo dell’ingresso principale, allora scura e ora ormai sbiancata.

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Il complesso restauro conservativo interno:

Internamente le murature erano di colore bianco, impreziosite solamente dai rilievi degli elementi architettonici dell’arco trionfale in rosso con bordi rosati e dall’arco in rosa tenue. Anche le finestre a mezzaluna e le porte avevano i bordi segnati alla stessa maniera. Nell’abside sono rossi anche gli elementi di imposta della voltina in arelle. Sono state ritrovate gocce di colore rosso sulle murature perimetrali sia dell’abside che dell’assemblea, rilevando quindi che anche i soffitti (o gli elementi architettonici tra muratura e soffitto) dovevano avere un qualche tipo di decoro.

Restauro chiesa di Villa

Una delle acquasantiere

L’impianto originario, formato dall’aula principale, aveva una copertura in travi a vista, secondo quanto riportato dalle note nelle visite pastorali, comunque molto successive alla data di edificazione della chiesetta. Le porte di accesso laterali erano presenti fin dall’origine, anche se non ci sono tracce di acquasantiere su quella rivolta a sud. Anche le finestrelle sembrano essere di fattura molto più antica rispetto alla muratura, che risale ai primi anni del ‘900, data in cui si è ampliato il lato sud. Si ipotizza quindi che una piccola sacrestia fosse stata edificata in luogo di quella attuale, e che nell’ampliamento dell’ala si sia mantenuto il muro di spina con la piccola nicchia e si siano recuperate le finestrelle.  Era invece presente, una finestra a mezzaluna sul lato sud, come si evince dalle tracce esterne della voltina, ancora intonacate, con il colore presumibilmente originale degli esterni, e internamente sempre da un profilo con una pittura rossa poi tamponato. È ben visibile poi lo scanso murato dell’acquasantiera sul lato destro, mentre ora le due conchiglie in pietra rossa di Verona sono entrambe sul lato sinistro per chi accede.

È stata ritrovata una antica acquasantiera di piccole dimensioni in pietra di Castellavazzo, a decoro floreale, abbandonata tra le travi del soffitto dell’aula principale.

La prima modifica all’impianto originario è stata il rifacimento delle coperture, sia dell’abside che dell’assemblea. Il decoro dell’arco trionfale tra l’aula e l’abside mostra chiaramente la marcatura degli elementi architettonici sporgenti in rosso tenue (anche gli elementi di imposta della voltina absidale), e le facce che guardano all’aula in rosso acceso. È inoltre presente un importante segno rosso sotto l’arco a segnare la chiave di volta.

Le gocce di colore provenienti dall’alto in misura minore sono visibili anche nell’abside, il che fa pensare a una decorazione molto più tenue ma comunque presente precedentemente al rifacimento.

Sono ben visibili invece le fasce intorno agli ingressi, sempre in rosso, e sulla mezzaluna.

La finestra circolare sopra l’ingresso a ovest, invece, è stata con tutta probabilità spostata più in alto durante i lavori di rialzo della copertura, visto che l’intonaco tutto intorno all’attuale apertura, fino all’architrave dell’ingresso, è stato rimaneggiato. In concomitanza con questi lavori di rifacimento del tetto e della facciata ci fu l’abbassamento della finestra circolare ad ovest sopra l’ingresso e la creazione dei due ovuli di areazione dell’intercapedine tra la volta e la copertura. Già prima di questa fase doveva esserci un piccolo campaniletto, citato nella medesima visita pastorale del 1701, suonato dall’esterno, come visibile dal profondo solco lasciato dalla corda sull’architrave dell’ingresso. Con la nuova copertura la corda passava invece all’interno (foro sul tetto) prima che venisse elettrificata al campana.

Internamente, la chiesetta non aveva decorazioni importanti, essendo limitate alla segnalazione degli elementi architettonici di rilievo con dei colori semplici. Inizialmente quindi erano segnati i rilievi dei capitelli dell’arco trionfale e la chiave di volta in un rosa molto intenso, mentre l’arco, e alcuni profili sotto gli elementi architettonici erano di un rosa più tenue. Anche gli elementi architettonici a sostegno della volta dell’abside erano di colore rosa intenso. Molto probabilmente, vista la presenza di piccole gocce di color rosa sulle pareti dell’abside, si ipotizza che anche l’unghia delle volte fosse valorizzata da un colore rosato come l’arco trionfale, ma non se ne ha traccia. Rimane solo un piccolo tratto di colore grigio/blu scuro di epoca sicuramente posteriore, mentre una delle ultime colorazioni, colore blu intenso con stelle dorate, ricordata anche da molti parrocchiani, è stata tolta nel corso dei lavori.

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Ritrovamento di alcune antiche iscrizioni

Restauro chiesa Villa

Iscrizioni ritrovate

In corrispondenza delle acquasantiere sono state rinvenute delle iscrizioni. Presso l’ingresso principale, a occidente, sopra la conchiglia, è presente una iscrizione “IHS” che originariamente era di colore rosa intenso, e nel corso degli anni a causa dell’umidità e degli strati di tinteggiatura successivi ha acquisito un effetto ‘negativo’ con un alone rosso rosato intorno alla stessa, e la scritta in bianco/verde tenue. Lo stesso alone lo si ritrova sulla scritta “IHS” direttamente sopra l’acquasantiera sull’ingresso a nord, con la scritta stessa ripresa in epoca non molto successiva poco sopra. Ancora più in alto si trovano tracce di scritte “Gio:” sovrapposto a “V:” con tracce di altre lettere non identificabili.

Anche sul lato interno dell’arco trionfale, ad una altezza di un metro, sul lato nord, sono presenti tracce di scritte, con lettere incomprensibili, sempre in colore rosa intenso.

La volta aveva un delicato colore azzurro uniforme, mentre le cornici erano di colore grigio/azzurro carta da zucchero più intenso.

All’interno l’impianto originario del 1500 è sicuramente stato stravolto da tutte le modifiche successive, che ogni volta sono pesantemente intervenute sugli stati precedenti. È innegabile comunque che le parti più interessanti venute alla luce siano quelle appunto risalenti al XVI secolo, che sono comunque ben distinte dall’intervento successivo di rialzo della copertura e quello di apertura della grotta. Si è optato quindi per riprendere in maniera uniforme la tinteggiatura di colore bianco, valorizzando i segni esistenti sugli elementi architettonici (imposte dell’arco dell’abside, arco trionfale, cornici di porte e finestre, scritte sulle murature) riprendendo la differenziazione originaria, in rosa intenso e rosa tenue, ritenendo che le parti in rosso intenso siano delle riprese successive. Le parti di muratura in corrispondenza dell’apertura della grotta e del rialzo del soffitto sono state ricoperte da una scialba tinta bianca, per dare uniformità alla chiesa, mettendo comunque in luce le riprese degli intonaci, alcune tracce delle tinte e dei decori successivi. La parte alta del soffitto comunque è stata  tinteggiata in colore avorio, e anche il dente della volta è stato fatto in colore grigio chiaro, a riprendere i colori successivi a quelli del resto della chiesetta senza però essere troppo avulsi dal contesto. Esternamente, la tinta finale è stata ricercata per essere il più possibile vicina a quella (giallo molto chiaro) dell’intonaco ritrovato sulla mezzaluna murata a sud. E’ stata trattata la pietra di Castellavazzo dell’ingresso principale, e le cornici delle finestre e degli ingressi sono state riprese con una tinteggiatura similare. Gli elementi architettonici sotto le grondaie, sul timpano e sul campaniletto, invece, hanno lo stesso colore, ma più scuro, per avvicinarsi di più alla tinta finale del rame ossidato. Gli intonaci alla base delle murature sono stati  rifatti, e lo zoccolo originario ripreso con fattezze simili a quello preesistente.

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L’altare in pietra ritrova il suo posto originale:

Inoltre sul pavimento dell’abside, in anni recenti era stata tolta la pietra d’altare a ridosso della muratura rivolta ad est. La quota originale è quella della ripresa di malta visibile sul muro una volta tolta la pala d’altare.

Restauro chiesa di Villa

Pedana che sorregge l’altare

Tale opera era stata sostituita da una pedana in pietra e che aveva inglobato il basamento del mobile ligneo di sostegno della pala d’altare. Durante i lavori il Titolare del terreno a ridosso della Chiesetta ha reso disponibile la pietra d’altare ed i gradini da Lui conservati, che sono stati ricollocati. È stata demolita la pedana di recente fattura e sono riapparsi i muretti di sostegno del vecchio altare. Questo sporgeva per circa 75 centimetri ed era sostenuto da un basamento in intonaco decorato (visibili alcuni frammenti recuperati dal riempimento del gradino) che alloggiava con precisione il paliotto nella sua parte frontale, sopra un gradino in pietra di Castellavazzo.

E’ stata inoltre sostituita la caldaia a cherosene esistente con una a gas metano, dotata di filtri per evitare il depositarsi di polveri sulle murature, sostituendo anche le griglie di aerazione. La canna fumaria esistente, in pessime condizioni, è stata sostituita da una torretta in acciaio.

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Restauro completato

Chiesa restaurata completamente e vista da dietro

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( cliccare su una foto per vederne l’ingrandimento e le immagini successive e precedenti )

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© Giacomo Deola

 

 

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